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BICI DA CORSA: STUDIO STATISTICO SULLA NECESSITÀ DI UN TELAIO SU MISURA

Aggiornato il: mar 27

Lo scopo di questo articolo è quello di dimostrare con oggettività tecnica e onestà intellettuale la necessità di un telaio su misura.


Estratto da un articolo di Alessandro Giusto, di Exept Bikes.

Articolo completo disponibile su: Linkedin

Telaio su Misura

Anticipiamo il risultato: dimostreremo che un ciclista su due avrebbe bisogno di un telaio bici da corsa su misura. A prescindere dalla sua complessità analitica, il compito è reso ancora più arduo da una ventina di anni di “lavaggio del cervello” ad opera dei grandi marchi di bici da strada in carbonio di taglia stock. Si richiede quindi al lettore che sta per addentrarsi in queste righe, di essere disposto a mettere in dubbio molte delle convinzioni in materia e provare ad accettare di considerarle potenzialmente come false credenze.

I telai delle bici da corsa prima e dopo l’avvento della fibra di carbonio

All’incirca all’inizio del millennio si è cominciato ad affermare che il telaio su misura sarebbe superfluo, facendo piazza pulita dell’evidenza che ogni ciclista professionista avesse utilizzato fino ad allora bici con telai su misura, progettati e cuciti sulle proprie esigenze e peculiarità fisiche.


E invece: “Poche taglie standard sono sufficienti, le differenze tra un ciclista e un altro possono essere compensate con i componenti”. E allora via a pipe lunghe/corte, distanziali tra telaio e pipa, pipe negative, selle scarrellate avanti o indietro rispetto all’attacco del tubo sella, tralasciando l’evidenza di poter così sconvolgere il progetto stesso della bici e alterarne la guidabilità e la risposta meccanica rispetto alle intenzioni del progettista.

Costruzione Telaio Bici su Misura

All’improvviso le conoscenze dei telaisti sono diventate tutte superflue e il loro bagaglio tecnico gettato alle ortiche. Il caso vuole che questa semplificazione (o meglio “impoverimento”) abbia coinciso con l’avvento dei telai in materiale composito e con le limitazioni di processo produttivo connesse alla fibra di carbonio.

Altra coincidenza: proprio in quegli anni le produzioni si sono spostate in Cina e Taiwan per conciliare i grandi numeri produttivi con i bassi costi della manodopera. All’improvviso il profitto delle aziende-ciclo non è più stato compatibile con la possibilità di costruire telai su misura. Che fare? Molto semplice, seppur costoso: investire nella comunicazione mirata a delegittimare l’esigenza dei ciclisti più evoluti di possedere un telaio cucito sul proprio corpo.

Fino agli anni ’90 non vi era professionista che non avesse la propria bici su misura.


Dagli anni 2000 in poi sono diventati tutti “di bocca buona”. Quantomeno sospetto, non credete? Osservando le proporzioni dei telai da strada attualmente in produzione, si può notare come il loro proporzionamento sia molto simile tra i grandi marchi.


Questo non avviene perché i costruttori si copino tra loro, avviene semplicemente perché le bici sul mercato sono progettate per “l’uomo medio”. Che però, ahinoi, non esiste. Ma lo dimostreremo in seguito. Le bici presenti sul mercato costringono a incasellarsi in una ristretta offerta di macro-categorie di geometrie, al di fuori delle quali dovrai adattare la tua bici con componenti fuori standard.

Telaio su Misura Bici Corsa

I campioni del passato immediatamente antecedente l’avvento del carbonio avevano telai bici su misura in metallo: acciaio prima, titanio e alluminio poi.


Nessuno di loro avrebbe trovato un telaio adatto tra i tanti attualmente presenti sul mercato!


I primi nomi che vengono in mente tra i campioni degli anni ’90 sono Marco Pantani e Miguel Indurain. Tra gli ultimi campioni a vincere un grande giro con una bici su misura possiamo ricordare Damiano Cunego che nel 2004 vinse il Giro su una Cannondale in alluminio. È piuttosto facile trovare in rete informazioni o addirittura disegni tecnici delle bici dei campioni del passato più recente.

Pantani oggi troverebbe solo telai almeno 15mm più lunghi del necessario e dovrebbe quindi scegliere pipe molto corte e adattarsi a uno sterzo molto diretto. Indurain invece troverebbe solo telai almeno 20mm più corti del suo ottimale; Miguel sarebbe quindi costretto a utilizzare una pipa troppo lunga che potrebbe compromettere le sue performance in discesa. Discorso molto simile per Damiano Cunego: la bici stock più vicina alle sue esigenze sarebbe oggi 20mm più corta del necessario, costringendolo ad utilizzare pipe troppo lunghe per le sue braccia.

Nel caso dei tre campioni considerati, le aziende produttrici opterebbero con ogni probabilità per uno stampo su misura, ma solo pochi professionisti nel gruppo potrebbero permettersi un budget e un lusso simile.

Limitandoci alla sola analisi delle proporzioni antropometriche, in alcuni casi le deviazioni dai valori medi si compensano tra loro, in altri casi no. Noi cercheremo di quantificale. Cerchiamo di sostanziare i tre esempi sopra riportati con una dimostrazione più ampia. Per fare ciò è necessario introdurre qualche nozione di statistica.

Un uomo alto 175cm avrà mediamente un femore lungo 0.232*175cm=40.6cm. Il femore normotipico per un uomo alto 175cm è quindi lungo 40.6cm. Esisteranno però persone della medesima altezza con proporzioni maggiori o inferiori rispetto al normotipo, fino a 3 volte l’ampiezza della campana (grafico a campana riportato nella versione integrale dell'articolo. ndr). Il femore più corto che ci possiamo aspettare di misurare sarà quindi la proporzione media diminuita di tre volte l’ampiezza della campana, fornendo una lunghezza pari a (0.232-3*0.013)*175cm=33.8cm. Allo stesso modo il femore più lungo che possiamo immaginare per un uomo di 175cm sarà (0.232+3*0.013)*175cm=47.4cm. Una volta ottenuta una descrizione completa della statistica del corpo umano, è possibile simulare un numero statisticamente significativo di “ciclisti virtuali” che rappresentino la realtà e progettare per ciascuno di loro il proprio telaio su misura. Per fare questo è necessario definire una “posizione standard”, ovvero definire quali sono gli angoli tra i vari segmenti corporei durante la pedalata.

Telai Bici su Misura

Esistono in letteratura specializzata molti dati a riguardo, ma non tutti sono coerenti tra loro. I vari produttori di sistemi di bike fitting propongono set di angoli e relativi range di tolleranza, ma anche in questo caso i dati non sono univoci.


Quanti ciclisti necessitano un telaio su misura Una volta dimostrato inequivocabilmente che l’uomo dalle proporzioni medie in effetti non esiste, viene da domandarsi cosa dovranno fare tutti coloro i quali hanno proporzioni significativamente distanti dal valore medio? Cosa dovranno fare questi ciclisti che non trovano sul mercato di taglie stock, telai adatti al proprio corpo? Dovranno adottare componenti che permettano loro di avere una posizione corretta durante la pedalata: pipe troppo lunghe o troppo corte, distanziali, selle troppo avanzate o troppo retrocesse.

Vogliamo porre l’accento soprattutto sulla lunghezza della pipa. Una corretta e performante guidabilità della bici (soprattutto in discesa!) è il risultato di un sottile equilibrio tra pipa e trail della forcella. La pipa deve essere proporzionata alle braccia del ciclista, mentre il trail è dipendente dalla distanza tra gli assi delle ruote, dal reach del telaio (ogni costruttore ha le sue regole di proporzionamento del trail da cui scaturisce il carattere di guidabilità della bici) e dallo stile di guida desiderato (race: guida più diretta ma meno stabile, endurance: sterzo meno diretto ma più stabile).


Perché insistiamo su questo aspetto? Perché tutti i ciclisti che richiederebbero un telaio su misura diverso da quanto previsto dalla misura di "bici stock" dovranno scendere a compromessi sulle performance della bici, sia in termini di guidabilità che di rigidezza torsionale. Ricordiamo – per esempio - che una pipa lunga, a causa della sua deformazione torsionale, può vanificare la rigidezza torsionale del telaio in condizioni di volata in presa bassa. O anche che una sella non centrata sull’attacco del tubo reggisella diminuisce la reattività allo scatto del carro posteriore da seduti (da qui l’importanza dell’angolo piantone su misura che possa garantire la verticalità del ginocchio rispetto all’asse del pedale quando la pedivella è orizzontale).

Nella presente trattazione ci siamo limitati a considerare solamente le differenti proporzioni dei segmenti corporei e la loro distribuzione statistica sulla totalità dei ciclisti. Se si prendessero in considerazione anche le differenti flessibilità di ogni ciclista, la loro età, la differente percezione del comfort ed eventuali peculiarità che attengono alla storia clinica di ciascuno, il risultato porterebbe ad una stima vieppiù generosa della percentuale di ciclisti che necessiterebbero di un telaio su misura.


Alessandro Giusto – 08/04/2020


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