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ARTIGIANATO BICI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE, QUALI CONNESSIONI?

Aggiornamento: mag 11

Una narrativa romantica ci racconta che l’azienda artigiana sia una piccola realtà e che il processo produttivo sia basato sulla manualità.

È davvero così?


Paolo Manfredi nel suo “L’economia del su misura” ci dice che la nuova media impresa italiana ha organizzato le qualità dell’artigiano e ne ha proposto il valore su una scala internazionale; ha saputo mescolare sapere scientifico e gesti della tradizione, ha imparato a comunicare l’abilità dei maestri attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

L’impresa italiana ha superato l’idea folcloristica di un lavoro artigiano privo di tecnologia e regressivo nella sua dimensione sociale. La nuova media impresa italiana ha deciso di farla finita con la sua caricatura.

Mi sono chiesto quanto questo sia vero relativamente ai nostri artigiani produttori di telai bici, bici complete e componentistica. Ho posto domande a circa trenta aziende leader in questo settore di nicchia e sono venuti fuori risultati interessanti proprio per la loro varietà.


La digitalizzazione è ancora un processo in corso e riguarda più le aziende maggiormente strutturate che non le piccole realtà artigiane che, principalmente per ragioni di approccio culturale, scelgono di non affidarsi all’intelligenza artificiale (IA) nello sviluppo della produzione, pur non disdegnando l’uso del computer in fase progettuale.


Dai riscontri avuti sembra che le domande poste abbiano comunque stimolato riflessioni costruttive nei confronti dell’approccio al digitale, con particolare riferimento alla progettazione e alla produzione, benché rimangano perplessità rispetto all’elevata manualità intrinseca nel processo. Risulta difficilmente standardizzabile un processo produttivo di pezzi sempre diversi tra loro e a elevata componente di manualità.


Ne ho parlato con il reparto tecnico di Ammagamma, società italiana di data science che sviluppa soluzioni di intelligenza artificiale per le aziende, e da cui ho ottenuto conferma rispetto al fatto che è possibile applicare la digitalizzazione anche a processi come quelli riguardanti la produzione di telai di bici su misura. Infatti, ho scoperto che l’IA può accompagnare tutto il processo produttivo: dall’ottimizzazione degli approvvigionamenti alla diffusione su scala globale del prodotto locale, passando per l’efficienza della consegna.

Le aziende della logistica fanno ampiamente uso di queste tecnologie avanzate per determinare il calendario delle consegne e il relativo tragitto.

Applicazioni simili possono essere impiegate nella produzione di bici e componentistica anche da piccole realtà artigiane. Alcune aziende già lo fanno, con notevoli risparmi in termini di tempo, materiali e in generale migliorando l’efficienza dell’intero processo che va dall’acquisizione dell’ordine alla consegna della bici.

In foto sopra: orologi multidimensionali della pianificazione produttiva ottimizzata, tratta dal sito web di Ammagamma


C’è da dire che gli algoritmi hanno ormai pervaso il nostro quotidiano, secondo una modalità a volte intrusiva; ci sono tuttavia degli ambiti in area industriale, anche medio piccola, in cui l’informatizzazione può essere d’aiuto senza invadere uno spazio che non le appartiene.


Intendiamoci, ritengo un valore aggiunto la capacità di un artigiano di disegnare un telaio di bici sulla base di una lunga esperienza, penso anche però che il settore sia in continua evoluzione per materiali e soluzioni tecniche e trarrebbe giovamento da un approccio “digitale” sia in fase di design dei telai, sia nella gestione dell’intero processo produttivo.

La progettazione e realizzazione di un telaio di bici prestante è una questione di struttura, di equilibrio di forze, di aerodinamica, di scelta appropriata delle pelli di fibra di carbonio, del loro spessore, posizione e inclinazione delle fibre o, se parliamo di acciaio, dei punti di saldatura, tipologia di saldatura, qualità dell’acciaio e trattamenti a cui questo è stato sottoposto.

Poi c’è il tema dell’aerodinamica e non ultimo del design.


Il passaggio ad un artigiano 2.0 credo non sia più rinviabile e francamente credo che contribuirebbe a dare ulteriore slancio e solidità ad un settore della nostra manifattura di cui siamo fieri, una produzione florida, ricca di sapere e tradizione ma che in alcuni casi sembra andare in sofferenza nella progettazione e nell’organizzazione della produzione, della distribuzione e nel design, nella cura della relazione con il cliente nel “durante” e nel “dopo” vendita.

Ovviamente parlo in generale e il quadro a cui faccio riferimento è costituito da chiaroscuri in cui non ci sono neri intensi o bianchi luminescenti.

E, spero sia chiaro a tutti che quanto riportato in questo articolo è spinto dalla convinzione che nonostante l’elevato livello qualitativo, sia possibile anche un salto di qualità ulteriore.

L’impiego del digitale avrebbe una ricaduta di valore sul brand artigiano che ne farebbe uso.


“Le nuove tecnologie di produzione e comunicazione basate sul digitale plasmano nuovi mercati e nuovi consumatori che assegnano ai loro consumi bisogni molto più alti nella piramide di Maslow, ossia afferenti sempre più al piacere e all’autorealizzazione e sempre meno al bisogno.”

Paolo Manfredi – L’economia del su misura, artigiani, innovazione, digitale.


Credo che questo non debba spaventare chi, come me, crede fortemente nella bontà del prodotto artigianale. Ma vi domando? Davvero credete che un telaio “artigianale” debba ancora essere fatto come lo si faceva anche solo venti anni fa? O, invece, non ritenete anche voi che pure l’artigiano moderno in quanto figlio del suo tempo, non si debba lasciar “contagiare” dalle moderne tecnologie, tecniche e materiali?


Secondo Chris Anderson, La prossima rivoluzione industriale sarà artigiana. Guidata da piccole imprese a elevata componente tecnologica, capaci di fornire prodotti innovativi, curati nel dettaglio, altamente personalizzati e in scala limitata.

Queste nuove imprese, secondo Anderson, non saranno necessariamente legate al territorio: grazie alla rete, infatti potranno accedere a fornitori di componenti delocalizzati – è già così – e faranno ricorso a tecnologie innovative (in progress).

In alcuni casi, potranno utilizzare la rete per dialogare direttamente con il cliente finale, in modo da garantire un prodotto personalizzato e un servizio di accompagnamento pensato su misura.

Su quest’ultimo punto credo, ci sia ancora della strada da fare.


Se sei un artigiano produttore di bici e quest’articolo ti ha interessato, contattami per parlarne più approfonditamente. Nessun impegno se non quello di un buon caffè … virtuale, in attesa di un incontro di persona.


Scrivi a:

info@creatoinitalia.com



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