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  • Giuseppe Crinò

COS’È UNA GRAVEL BIKE? QUALE "CONCEPT" STA DIETRO QUESTA TIPOLOGIA DI BICI?

Aggiornato il: mag 4

All'interno di questo articolo approfondiremo l'argomento Gravel Bike. Partiamo proprio dal nome: "gravel", parola inglese con cui si indica un terreno ghiaioso, in genere compatto e ben percorribile; in contrapposizione alla “road” – la bici da strada – che chiede invece nastri d’asfalto (preferibilmente) ben curati.


Un esempio tipico in Italia di “strade gravel” è costituito dalle Strade Bianche Toscane, su cui si sviluppa la più famosa delle manifestazioni su fondo sterrato: l’Eroica. E’ una manifestazione che copre un percorso che si sviluppa tra Crete Senesi, Val d’Orcia e Chianti, è ispirata dalla durezza e dalla capacità di resistenza doti tipicamente necessarie nel ciclismo. L’Eroica nasce dalla passione di Giancarlo Brocci. In questa non competizione l’esperienza vale più della prestazione.

Ma l’Eroica è solo forse la più nota delle esperienze da fare in percorsi sterrati, a questa assocerei la Romagna Trail, un grande anello in fuoristrada “con arrivo e partenza da Cervia, con le sue saline millenarie e lo storico porto. Un percorso straordinario da pedalare, terra di famosi poeti, briganti e ciclisti avventurieri, con strade bianche, mulattiere e sentieri”.


Quando si dice gravel la mente corre immediatamente alla polvere, al fango e alla fatica dei percorsi sterrati su cui una bici da corsa non sarebbe adeguata per la sua eccessiva reattività, mentre una mountain bike risulterebbe meno comoda e veloce per il movimento centrale posizionato più in alto, posizione prevista per tratti tecnici, assenti sui percorsi gravel, e in generale per un assetto nel suo insieme che rende la mountain bike più lenta sui lunghi tratti di sterrato compatto.

Ancora una volta con questa parola e il concetto di bici che rappresenta, siamo di fronte ad un fenomeno di importazione USA, dove molte strade fuori dai centri urbani, sono lasciate appositamente in sterrato per la minore manutenzione rispetto all’asfalto.


Comunque sia, come un buon vitigno non autoctono, la Gravel Bike si è adattata facilmente al nostro territorio e alla nostra cultura. Il terreno "accartocciato" del nostro Bel Paese, collinare e con una miriade di carrarecce in sterrato, anche poco fuori le città, costituiscono l’ambiente perfetto per questa bici.

Come spesso accade, la gravel ha trovato una sua identità “italica” grazie ad artigiani italiani che riescono a ben interpretare la specificità del telaio e della bici nel suo insieme, costruendo – ancora una volta – pezzi unici. La cultura artigiana di bravi telaisti ha consentito la realizzazione di ottimi telai in acciaio o in carbonio, anche se personalmente ritengo l’acciaio il naturale materiale per questo tipo di bici.

Certo, un telaio in acciaio risulterà più pesante di un equivalente in carbonio, ma quest’ultimo è più sensibile agli urti diretti e, soprattutto, al fatto che questi raramente siano ben visibili. Una bici da gravel è fatta per andare per strade ghiaiose, dove un urto o il colpo di un sasso, possono essere frequenti. Un telaio in carbonio non mostra i danni derivanti da microtraumi, ma questi – se ci sono – si ramificano lungo le fibre e spesso non sono visibili a occhio nudo. La manutenzione e l’ispezione di una bicicletta gravel in carbonio richiede pertanto un occhio esperto ed allenato.

Photo by Patrick Hendry and Todd Rhines on Unsplash


Tuttavia se questi aspetti non ci preoccupano e preferiamo una bici più reattiva e leggera, allora il telaio in carbonio, anche per la gravel, è la soluzione.

La bici gravel a prima vista potrebbe sembrare una bici da corsa, per via della sua geometria e del manubrio curvo delle road, associati però a degli pneumatici scolpiti con una larghezza simile a quelli montati da una mountain bike. Gli pneumatici più larghi offrono una guida confortevole e una maggiore trazione su terreni sconnessi.  I telai delle gravel poi si differenziano dalle road anche per angoli delle tubazioni che ne aumentano la comodità sulle lunghe distanze e sui terreni non asfaltati. Presentano anche dei supporti extra per il trasporto dell'attrezzatura e dell'acqua, consentendo di potersi spingere più lontano portando con sé tutto ciò di cui la nostra avventura richiede.

Parlando poi delle emozioni regalate da una pedalata su una gravel, direi che queste sono strettamente connesse alla sensazione di libertà tipica dei percorsi in fuoristrada; fuori dal traffico e per i quali non è richiesta l’attenzione continua come invece avviene per i percorsi tecnici da mtb.


Personalmente vivo la bicicletta “road” come strumento di allenamento, ma anche mezzo di evasione e riflessione. Spesso, durante il tempo trascorso in bici, risolvo problematiche personali e lavorative. E non è un caso… la mente respira, si allontana dal problema e la parte non controllata del pensiero va libera, facilitando l’elaborazione della soluzione.

Una pedalata su un percorso sterrato, fuori dal traffico, fuori dai tracciati asfaltati ordinari, riesce a stimolare ulteriormente “la respirazione della mente” e a regalare sensazioni di evasione anche più di quanto non avvenga su una “road” proprio grazie al contesto nel quale questa tipologia di bici viene utilizzata: puoi sganciarti maggiormente dal prestare attenzione al percorso, sei fuori dal traffico e facilmente puoi lasciarti andare ad un’immersione con l’ambiente circostante, all’ascolto interiore e all’osservazione.

Sintetizzando direi che la road mi trasmette: prestazione, prova con sé stessi, “stay fit”, mentre una Gravel Bike mi inspira: evasione, mente che respira, buon vino al tramonto, avventura.


Ma una delle cose belle della bici è che ognuno la vive a modo suo, voi che ne pensate?


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