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INTRODUZIONE ALLA BIOMECCANICA NEL CICLISMO

Aggiornamento: giu 13

INTRODUZIONE ALLA BIOMECCANICA NEL CICLISMO


Avete mai pensato a quanti e quali muscoli, articolazioni e parti del nostro corpo entrano in gioco durante la pedalata? E che dire del tempo di ciascuna uscita in bicicletta, ripetuta poi negli anni? Migliaia di ore in cui il corpo viene coinvolto in un’attività che ha in sé una certa componente di ripetitività e che, da estremamente gratificante può essere causa di fastidi.


I disagi potrebbero essere di diversa natura: muscolari, articolari, formicolii in varie parti del corpo, mal di schiena, irrigidimenti alle spalle e al collo … tutte avvisaglie di qualcosa che non è come dovrebbe essere in seno a quel concetto di armonia di cui in altri passaggi, ho fatto cenno in questo blog. Mi riferisco all’armonia tra la macchina e l’uomo, cioè tra la bicicletta e il/la ciclista. Come fare?


Serve un’analisi attenta delle due componenti la cui sintesi è la simbiosi perfetta in termini di efficienza, ma soprattutto di comfort. La soluzione, già nota a molti di voi, si chiama test biomeccanico, una vera e propria visita condotta con un esperto che analizza chi pedala e come lo fa con la propria bicicletta.


Ma andiamo con ordine. Con questo articolo introduco un ciclo di dodici post, frutto di altrettante interviste condotte con Roberto Canegallo, biomeccanico Retul.

immagine tratta da: http://www.meccanicadellemacchine.it


Direi di partire dall’origine della parola che, come spesso accade per l’italiano, ha radici nel greco: La parola biomeccanica proviene dall’unione di due parole che descrivono due ambiti diversi che si integrano: bìos = “vita“e mechanike = “meccanica” cioè tutto ciò che riguarda il movimento dei corpi.

La biomeccanica si occupa di un campo di studio ampio – non solo in ambito sportivo – e la sua applicazione nel ciclismo è solo una parte.

Nel ciclismo appunto, la biomeccanica è una scienza applicata che studia l’integrazione tra la persona e la bicicletta. L’obiettivo è l’approssimazione il più possibile, vicina alla perfezione, tra il/la ciclista e la bicicletta.


Ognuno di noi ha le proprie specifiche caratteristiche di misure, postura, rigidità/flessibilità che richiedono di essere indagate sulla bicicletta, durante il gesto al fine di apportare tutte le correzioni funzionali ad un’esperienza piacevole e per una pedalata efficace.

Tutto ciò nel caso in cui la bici è già in nostro possesso; in questo caso il biomeccanico lavora sull’esistente cercando di integrare la persona alla bici.


In verità sarebbe ancora meglio procedere al contrario, cioè integrare la bici alla persona, dunque effettuare il test biomeccanico prima dell’acquisto della bici e presentare al negoziante o artigiano le risultanze del test in modo che il telaio si integri perfettamente alle esigenze specifiche della persona.

A tal proposito vedi l’articolo in questo blog: Bici da corsa: studio statistico sulla necessità di un telaio su misura


Da poco più di dieci anni il ricorso al biomeccanico è diventata prassi comune con notevoli benefici sull’efficienza della pedalata ma soprattutto nel prevenire infiammazioni e dolenzie di vario tipo provocate da una postura errata in sella.


Per chi utilizza la bici per allenamenti o lunghe distanze, è normale trascorrerci sopra svariate ore al giorno e se consideriamo che la bici ci obbliga ad una certa fissità di posizione e ad una ripetitività del gesto, ecco che risulta chiara l’importanza di una posizione corretta della sella, della sua inclinazione, del suo arretramento, della sua altezza, per non parlare del corretto dimensionamento del telaio o di quanto debba essere lungo l’attacco manubrio… solo per nominare alcuni dei parametri da considerare.


Nei prossimi post tratteremo svariati aspetti che vanno dalla sella all’attacco sella, parleremo di pedali e scarpe, lunghezza delle pedivelle, manubrio e altro ancora.


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Chi è Roberto Canegallo?


Vado in bicicletta dal 1978, o meglio anche da prima, ma in quella data mio padre mi regalò la prima bici da corsa, una Liberati blu con cambio Campagnolo, con la quale iniziai a fare lunghe pedalate.


In quel periodo esistevano i "Cicloraduni" ritrovi non competitivi a squadre, che ogni domenica si sfidavano per le campagne Laziali. Nel 2005, dopo aver ricominciato una ennesima "fase pedalatoria", cominciai ad interessarmi di biomeccanica e posizionamento in sella. Mi misi a studiare tutto quello che trovai in letteratura ed iniziai a cercare tutti i più moderni metodi di analisi biomeccanica presenti sul mercato internazionale.


Nel 2010 alla fiera internazionale di Friedrichshafen feci il primo incontro con il personale Retul, al quale seguì tre anni dopo, il primo corso Retul in Italia. Nello stesso anno acquistai il primo sistema di posizionamento in sella della Retul ed iniziai ad utilizzarlo con base a Roma.


Nel 2015 avviai la collaborazione con vari negozi di bici, sia nel Lazio che in Toscana. Nel 2016 i tempi furono maturi per l’acquisto di un secondo sistema Retul, questa volta da usare per gli spostamenti che ormai sempre più costanti. Da lì a breve iniziarono le collaborazioni con squadre anche di ragazzi giovani che mi hanno consentito di imparare tanto e di poter trasferire anche ad una clientela amatoriale competenze specifiche in ambito professionale.


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